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D. Per chi ancora non conosce bene
Roberto Ghergo puoi raccontarci qual’è la tua storia da musicista, compositore
e cantante?
R. Francamente credo che ciascuno di questi sostantivi sia eccessivo
per definirmi, perché credo che per diventare un vero musicista, compositore
o cantante occorrano anni e anni di conservatorio, per quanto credo, anche
se senza un vero talento non si va oltre una eccellente tecnica. Dalla
mia ho semplicemente tanta esperienza live. Comunque preferisco siano
gli altri a darmi definizioni. Il 1983 è stato per me l’anno di partenza,
quando ho capito improvvisamente che era la musica ciò che volevo davvero,
una vera e propria folgorazione che mi ha spinto a tutti i costi a mettere
in piedi una band. Pensa che per comperarmi una batteria, senza neanche
sapere dove mettere le mani ho speso 900.000 lire (per me allora un vero
patrimonio), che ho pagato in dieci rate, aiutato da mia madre perché
mio padre neanche lo sapeva. E’ così che ho cominciato a fare il musicista,
con spavalderia e tanta testardaggine. In quegli anni essere coinvolti
nella musica significava essere legati al mondo della droga, dell’ozio
e una cosa del genere per un padre poteva significare una forma di complotto
contro di lui, contro certe regole da rispettare, quasi un golpe al suo
governo. E’ difficile da credere, me ne rendo conto ma è la pura verità.
Da qui poi le varie esperienze live dopo anni di prove nei locali più
incredibili. Dall’oratorio alle feste di ragioneria (che non ho mai terminato),
dagli chalet al mare ai locali live, dalle feste della birra ai festival,
il tutto gratis o quasi, condito da concorsi vinti e persi, da litigi
in famiglia a litigi tra componenti, alternando arrivi e partenze. Un
pregio però credo di averlo, da quando ho imparato a strimpellare la chitarra,
per scelta ho voluto sempre e solo suonare brani composti da me e cantare
testi miei, pur ascoltando musica a 360°. Credo di avere sviluppato proprio
così le mie capacità di composizione in questi anni, miscelando insieme
chitarra - testi e voce. Mi sono dilungato troppo?
D. Sei da poco approdato ad un nuovo lavoro, “ARGENTO”, dopo il cd
d’esordio di quattro anni fa. A produrre il disco è sceso in campo Andrea
Mei ex tastiere dei Gang che fa parte anche della squadra di musicisti
della tua formazione. Come sono nate le canzoni di “ARGENTO” e quando
hai intenzione di pubblicarlo?
R. Per il momento, il disco è stato spedito a tutti i responsabili
artistici di tutte le major italiane, con la speranza di arrivare a firmare
un contratto discografico. Nel caso contrario, il CD uscirà autoprodotto,
salvo inconvenienti, entro aprile 2001. Le canzoni di questo lavoro discografico
nascono diversi anni fa. Escono soltanto oggi perché non sono state subito
valorizzate da chi avrebbe dovuto arrangiarle. Così, come ho fatto con
tanti altri, ho dato la MC con chitarra e voce anche ad Andrea Mei che
fin da subito ha creduto nelle canzoni, ci ha lavorato sopra, facendo
una selezione delle migliori e iniziando gli arrangiamenti. Il lavoro
è stato realizzato con tutta la calma e il tempo necessario e concluso
con 11 tracce il giorno 08.01.01. E’ rimasta fuori una canzone che mixeremo
al momento della stampa del master.
D. La tua musica attraversa un ampio spettro del rock, da quello più
elettrico alle ballate pop- melodiche. Cosa ti ha influenzato di più in
questi anni?
R. Nasco su vinile, da adolescente (1978), con i Sex Pistols, Adam
& the Ants, Exploited. Poi come un flash, acquisto un disco dei Madness
e me li compro tutti. Alberto Camerini diventa per me un mito negli anni
80, una persona che poi conoscerò nel 2000. I Beatles hanno sicuramente
influenzato tutti da quando hanno inciso il primo 45 giri, ma io ho amato
e amo di più i Rolling Stones. Poi arrivano i Police e comincia a cambiare
il modo di fare musica. Rimango sballato da quei ritmi vertiginosi, ma
mi rilasso con i Dire Straits. I Litfiba degli esordi fino ad “Infinito”
sono stati per me veramente importanti. Un cocktail di tutto questo con
un aggiunta di gruppi più recenti quali possono essere gli Oasis, i Blur,
Robbie Williams, R. H. C. P. i Prozac+ e gli attualissimi Miele, ultimo
disco da me acquistato e l’influenza passa.
D. Lavorare in un contesto piuttosto ristretto come quello della provincia
marchigiana non ti ha fatto certo demordere; suoni moltissimo dal vivo
e non mancano le occasioni per metterti in mostra. Su quali aspetti hai
puntato, principalmente, per crescere e migliorarti?
R. Quando sono uscito con il disco nel 1997, ricordo che a Sarnano,
c’erano le prove del nuovo spettacolo di Biagio Antonacci. Le prove del
tour del suo disco, credo, più importante, artisticamente e credo anche
come vendite (750.000 copie). Mi armo del mio CD “Sotterranei” e con la
mia bella faccia da c… o, parto da Civitanova per farglielo avere con
la speranza di poter anche solo parlare con chi di musica ci vive. Entro
nel palazzetto e come se niente fosse, mi avvicino a lui e mi presento.
Dopo tanto parlare arrivo a rispondere alla tua domanda, con le parole
che Biagio Antonacci ha usato per me, ad una mia domanda simile alla tua:
“Se ami la musica non la devi mollare mai”. Sembra incredibile ma nel
corso di una avventura ancora così sgangherata quale è la mia, nella giungla
della musica, mi ha aiutato come una parola magica.
D. Scambi e progetti si sono intensificati nell’era di internet. Anche
Ghergo ha un sito “www.ghergo. com”. Hai ottenuto contatti per collaborazioni
o per estendere la tua attività di musicista?
R. Internet è e diventerà un mezzo di comunicazione molto ma molto
importante nel prossimo futuro e quindi amplificherà senz’altro le collaborazioni
per la mia attività di musicista. Ma non solo, sono sicuro che sarà parte
integrante della commercializzazione mondiale di qualsiasi prodotto e
quindi anche di quello musicale. Quindi per me era quasi un obbligo prendere
il dominio prima che un altro “Ghergo” lo facesse al posto mio. Mi sono
salvaguardato l’immagine ed ho aperto “un negozio di dischi” in rete.
D. Ascoltando “Sotterranei”, il tuo cd d’esordio del 97, non nascondo
di avere avuto un po’ di perplessità per certe strizzate d’occhio ad arrangiamenti
“sanremoidi”. Pensi che sia il compromesso giusto per arrivare ad un pubblico
più ampio?
R. Partendo dal presupposto che la musica non può essere compromesso
e che quindi è giusto che ogni canzone abbia il suo pubblico, che sia
sanremese o no, ti dico che quel disco voleva essere ed è stato, una specie
di campo di allenamento, dove una squadra completamente nuova, con un
mister nuovo, veniva per la prima volta ad affrontare la preparazione
atletica - tattica per iniziare un’ avventura, nel campo musicale, nel
modo più professionale possibile, con le strutture e l’esperienza ridotte
al minimo.
D. Qual’è la chiave di lettura delle tue nuove canzoni?
R. Le chiavi per aprire le mie canzoni, sono racchiuse nei vostri
cuori, quindi lasciatevi emozionare. Non sarà difficile capire i miei
testi basati sull’immediatezza, la semplicità di scrittura e la capacità
di mescolare momenti di vita vissuta con i sogni di libertà. Le musiche,
curate nei minimi particolari, vi prenderanno per mano fin dalla prima
traccia, coinvolgendovi in un lungo viaggio tra realtà, ricordi, gioie,
dolori, premonizioni e giochi su isole virtuali. Progetti futuri? Oggi
sicuramente, essendo immerso in questo progetto che è appena iniziato,
non ho neanche voglia di pensarne un altro. Ma ce ne saranno è ovvio che
ce ne saranno. Durante le date dei prossimi concerti di presentazione
del disco, almeno là dove sarà possibile, inizierò a registrare per realizzare
un disco live e poi subito un altro disco. Come vedi chi si ferma è perduto.
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